Cistite, il parere scientifico

Cistite, il parere scientifico

Infezioni delle vie urinarie (IVU)

Le infezioni delle basse vie urinarie (IVU) rappresentano un disturbo molto comune. Esse interessano soprattutto le donne adulte, con un’incidenza 50 volte superiore rispetto agli uomini, per la brevità dell’uretra femminile che permette ai batteri di origine intestinale di risalire in vescica, dove si moltiplicano provocando un processo infettivo e manifestazioni di tipo infiammatorio. La cistite può essere favorita o accentuata durante rapporti sessuali o scarsa igiene intima. In particolare sono presenti bruciore e prurito prima e durante la minzione. In molti casi possono associarsi perdite vaginali dovute a vaginosi batterica e, talvolta, herpes genitale.

 

Strategia integrata per la prevenzione e la cura

Nella fase acuta la cistite va curata con farmaci sintomatici (antinfiammatori o antispastici) e antibiotici, prescritti dal medico per il minor tempo possibile (sono disponibili i preparati in monodose) sulla base del risultato dell’antibiogramma. Il trattamento mediante medicina naturale va spesso associato alla terapia antibiotica per controllare meglio i sintomi e prevenire le recidive. In presenza di cistite recidivante l’Associazione Europea di Urologia consiglia di utilizzare trattamenti alternativi agli antibiotici per evitarne l’uso ripetuto e prolungato, nell’ottica di prevenire la formazione di ceppi resistenti. I preparati naturali disponibili valorizzano, in particolare, le proprietà del mirtillo rosso americano, del mannosio e dell’acetilcisteina.    

 

Dopo la formulazione della diagnosi di infezioni urinarie, va messa in atto una strategia terapeutica integrata che comprende anche misure generali che vengono riassunte qui di seguito:

 

  • Bere molto, almeno 1,5 litri d’acqua al giorno, a piccoli sorsi e lontano dai pasti.
  • Evitare in maniera categorica ogni forma di stitichezza, mediante un’alimentazione ricca di fibre che contribuisce al mantenimento di una fisiologica flora batterica intestinale.
  • Dopo aver liberato l’intestino la donna deve detergersi dall’avanti all’indietro, e non il contrario, per non contaminare le vie genitali con germi intestinali.
  • Equilibrare la flora intestinale ricorrendo ai probiotici per contrastare una disbiosi intestinale, responsabile di un disequilibrio dell’ecologia del colon.
  • Evitare vestiti troppo stretti e fenomeni di macerazione a livello genitale (evitare i collants, biancheria intima troppo stretta, i tamponi interni, i pantaloni stretti).
  • Urinare spesso ed evitare di trattenere l’urina. Urinare dopo un rapporto sessuale.
  • La visita medica va effettuata per ricercare una causa locale (malformazione del­le vie urinarie, calcoli, polipi), in caso di brividi, febbre, dolori lombari, cattive condizioni generali e nelle cistiti recidivanti.
  • Ricorrere a preparati fitoterapici ed a complementi nutrizionali con attività specifica sulle infezioni delle vie urinarie (Cranberry, D-Mannosio, N-acetilcisteina), soprattutto nelle forme recidivanti.

 

Probiotici

Nel 1989 il ricercatore inglese R. Fuller definisce probiotico ‘un integratore ali­mentare a base di microrganismi vivi e vitali che produce effetti favorevoli sull’orga­nismo animale, migliorandone l’equilibrio microbico intestinale’. Negli anni Sessanta il concetto di probiotico (dal greco pro-bios, ‘a favore della vita’) era stato contrapposto a quello di antibiotico (anti-bios, ‘contro la vita’): il primo previene l’infezione batterica arricchendo la microflora intestinale di microrganismi capaci di contrastare la crescita dei batteri patogeni, mentre il secondo distrugge direttamente i batteri responsabili dei processi infettivi. L’antibiotico però distrugge anche i batteri buoni o probiotici, e quando si in­terrompe la somministrazione lascia l’intestino esposto allo sviluppo dei pa­togeni. Per questo motivo dopo una cura antibiotica è consigliabile assumere probiotici per ricostituire la flora fisiologica protettiva. In generale i probiotici vengono identificati in base al genere (Lactobacillus, Bifidobacterium…), alla specie (L. acidophilus, B. lactis…) e al ceppo di apparte­nenza (L. acidophilus LA-5, B. lactis B-b12). Attualmente si ritiene che l’attività favorevole dei probiotici sia ceppo-dipendente.

 

Mirtillo rosso americano (Cranberry)

Le bacche di mirtillo rosso (Vaccinium macrocarpon Ait.), arbusto della famiglia delle Ericacee vengono utilizzate per il controllo delle infezioni urinarie ricorrenti. La grande diffusione dei prodotti a base di Cranberry si deve a uno studio ef­fettuato nel 1994 e pubblicato sulla rivista JAMA: in 153 donne anziane afflitte da cistite ricorrente, l’assunzione di 300 g al giorno di succo di mirtillo rosso americano per 6 mesi ha infatti dimostrato efficacia clinica. Grazie alla ricchezza in procianidine (PACs) questo frutto inibisce l’adesione dei bat­teri alle cellule della mucosa di rivestimento delle vie urinarie, favorendo la loro eliminazione con le urine. Provoca inoltre un’aci­dificazione delle urine, creando in tal modo un am­biente sfavorevole per i batteri e in particolare per Escherichia coli, spesso responsabile della cistite. In commercio sono disponibili numerosi pre­parati a base di Cranberry per la prevenzione e il trattamento delle infezioni delle vie urinarie. L’estratto secco deve contenere almeno 36 mg di proantocianidine, misurate con il metodo DMAC (metodo colorimetrico che impiega come reagente la dimetil-amminocinnamaldeide), per assicurare un effetto ottimale sia preventivo sia terapeutico. Le proantocianidine del Cranberry possono avere catene di diversa lunghezza. Le PACs a catene corte vengono facilmente assorbite a livello intestinale e svolgono un’azione molto rapida a livello urinario, mentre quelle a catena più lunga vengono assorbite più lentamente, svolgendo un’attività prevalente a livello intestinale. Per questo motivo nel trattamento della cistite in fase acuta vanno preferiti dei preparati a base di Cranberry con catene corte e miste, mentre nella prevenzione delle recidive sono indicati estratti di Cranberry con catene miste.

 

N-acetilcisteina

Si tratta di un derivato dell’aminoacido cisteina, dotato di proprietà favorevoli per l’organismo (mucolitico, antiossidante, epatoprotettore). Recenti studi sperimentali hanno documentato l’efficacia dell’acetilcisteina nel disgregare e ridurre il numero di batteri presenti nel ‘biofilm’ di Escherichia coli. Tale attività è in grado di potenziare sia le proprietà del mirtillo rosso americano che l’azione degli antibiotici, soprattutto nella prevenzione delle ricadute. 

 

D-Mannosio

Il D-mannosio è uno zucchero semplice, scarsamente assorbito a livello inte­stinale, che dopo essere stato assunto per via orale viene in gran parte elimi­nato con le feci e le urine, manifestando un’attività di inibizione delle adesine dei batteri. È indicato nel trattamento delle infezioni recidivanti delle vie urinarie, in as­sociazione con il mirtillo rosso americano (Cranberry). Nella pre­venzione delle infezioni urinarie recidivanti si utilizza per cicli di 20 giorni al mese, secondo necessità.

 

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