L'ERBORISTA - MORINGA OLEIFERA: L'ALBERO DEI MIRACOLI

Moringa

L'ERBORISTA - MORINGA OLEIFERA: L'ALBERO DEI MIRACOLI

Rassegna Stampa: Erborista - Febbraio 2017

Dott. Antonio Scialpi, Direttore Scientifico Specchiasol s.r.l.

Moringa oleifera è la specie più coltivata del genere Moringa e appartiene alla famiglia delle Moringaceae. Nelle aree dove è impiegata da anni viene chiamata con svariati nomi di fantasia come Albero delle bacchette (Drumstick tree), a causa della presenza dei sottili baccelli contenenti i semi dalla forma lunga e affusolata che ricordano per aspetto le bacchette del tamburo, oppure Albero di rafano (Horseradish tree) per via del sapore delle radici, che ricorda quello del rafano.

Si tratta di un albero dalla crescita rapida ben resistente alla siccità, originario delle pendici meridionali della catena dell’Himalaya nel nord-ovest dell’India, e largamente coltivato nelle zone tropicali e subtropicali, dove i suoi giovani baccelli dei semi e le verdi foglie oblunghe sono comunemente impiegate in insalata come prelibata fonte alimentare. Ma gli utilizzi di Moringa oleifera spaziano dall’etnomedicina alla puricazione delle acque, molti utilizzano ad esempio le foglie di Moringa per puri care le mani in mancanza di acqua. 

L’albero, a foglie decidue, può raggiungere un’altezza di 10-12 metri e il tronco può raggiungere un diametro di 45 cm. La corteccia, dal colore grigio-biancastro, è circondata da uno spesso strato di sughero. Moringa ha una morfologia a corona aperta formata da rami cadenti, popolati da un prezioso fogliame pennuto di foglie tripinnate. I giovani germogli hanno un colore violaceo o bianco-verdastro e sono ricoperti da una sottile peluria. 

I fiori profumati sono circondati da cinque petali bianco-giallastri disuguali, sottilmente venati, crescono su esili steli, pelosi. La fioritura inizia entro i primi sei mesi dopo la semina. Nelle regioni dal clima freddo la fioritura si verifica solo una volta all’anno tra aprile e giugno. Nelle aree geografiche dove il clima è più caldo e le precipitazioni sono più costanti, la fioritura può avvenire anche due volte o tre volte all’anno. 

Il frutto (definito bacchetta) è costituito dal caratteristico grande baccello a sezione triangolare, e contiene i semi globulari dal diametro di circa 1 cm. I semi sono dotati di tre caratteristiche ali cartacee biancastre e grazie a queste possono essere facilmente dispersi dal vento e dall’acqua. Nella coltivazione è usanza tagliare i rami dell’albero per mantenerlo a un’altezza inferiore ai due metri per permettere di far ricrescere e mantenere i baccelli e le foglie a portata di mano. 

La coltivazione 

L’albero di Moringa è coltivato soprattutto nelle zone semiaride, tropicali, subtropicali, tollera una vasta gamma di condizioni del terreno, ma preferisce terreni sabbiosi o argillosi dal pH neutro o leggermente acido, ben drenati. Nel terreno impregnato d’acqua, le radici hanno la tendenza a marcire.
Moringa si presta a essere coltivata come pianta annuale o perenne, tutti i baccelli sono commestibili nel suo primo anno, ma negli anni successivi la qualità alimentare scade progressivamente no alla produzione di frutti non commestibili dal sapore amaro, per questo motivo Moringa viene coltivata come annuale. Quando viene invece utilizzata per scopi diversi da quelli alimentari, come ad esempio per la riduzione dell’erosione dei terreni, viene coltivata come pianta perenne. 

Zona di produzione 

L’India rappresenta il più grande produttore di Moringa, con una produzione annua da 1,1 a 1,3 milioni di tonnellate di frutti ricavati da una superficie di 380 km2. Nelle Filippine e in Indonesia, Moringa oleifera viene comunemente coltivata per le sue foglie che sono utilizzate come cibo. Interessante ricordare che Moringa è anche attivamente coltivata presso il World Vegetable Center Taiwan, un importante centro di ricerca tecnologica sulle specie vegetali di interesse alimentare. Ad Haiti la pianta della Moringa trova impiego come frangivento e per contribuire a ridurre l’erosione del suolo. In altre parti del mondo troviamo la pianta, sia coltivata che allo stato selvatico, in America Centrale e nei Caraibi, nei paesi settentrionali del Sud America, in Africa, Sud-Est asiatico e Oceania. Negli Stati Uniti, l’interesse alimentare nei confronti della Moringa ha portato nel 2010 alla realizzazione di importanti coltivazioni presso le isole Hawaii. 

Propagazione 

Le piante di Moringa possono essere propagate tramite seme o per talea. La semina diretta di Moringa oleifera garantisce un risultato positivo grazie al buon tasso di germinazione del seme (85% dopo 12 giorni). Le parti maggiormente utilizzate dell’Albero della Moringa sono le foglie e i semi contenuti nei baccelli; nella tabella 2 sono riportate le composizioni percentuali medie. 

L’Albero dei Miracoli 

Moringa si presta a molteplici usi e molteplici sono le sue virtù dato che le varie parti della pianta possono essere impiegate per diversi scopi. L’utilizzo più antico è quello alimentare, nella cucina tradizionale africana e asiatica le foglie vengono consumate in insalata se fresche, oppure utilizzate per preparare farine adatte ai molteplici ni culinari. 

Un superfood 

Tutta la pianta è interamente commestibile e, come appare nelle composizioni nutrizionali medie, di notevole interesse dal punto di vista nutrizionale: Moringa è considerata a tutti gli effetti un “superfood”, ovvero un super alimento, grazie alle molte sostanze facilmente utilizzabili dall’organismo umano e animale. La FAO indica che le foglie sono molto ricche in proteine, vitamine e sali minerali e ne raccomanda il consumo in particolare alle donne durante la gravidanza, ai lattanti e durante la prima infanzia. I semi possono essere consumati bolliti o tostati, mentre l’estrazione di olio dai semi è un’importantissima risorsa in quanto contiene dal 65 al 75% di acido oleico, lo stesso grasso insaturo dell’olio d’oliva.
Foglie e semi della Moringa vengono utilizzati nelle zone a elevata povertà per combattere la malnutrizione, soprattutto tra i bambini e le madri che allattano. Dal momento che Moringa prospera in ambienti aridi e semiaridi, rappresenta una sorgente di nutrienti versatile ed economica disponibile per tutto l’anno. Le foglie di Moringa sono state identificate come potenziale fonte di ferro (31% del fabbisogno giornaliero per 100 g) per combattere la carenza di ferro. Oltre che utilizzata come frangivento e come pianta ornamentale nei giardini, risulta interessante approfondire l’uso della Moringa nella depurazione delle acque. Per questo scopo si utilizza la sansa che rimane dopo la spremitura dei semi per l’ottenimento dell’olio. Si sfrutta questa sansa per indurre la occulazione e produrre acqua potabile per il consumo animale o umano. I semi di Moringa contengono infatti proteine cationiche dimeriche che assorbono e neutralizzano le cariche colloidali, tipiche dell’acqua torbida o impura, provocando la coagulazione e la precipitazione delle particelle colloidali inquinanti, che poi possono essere agevolmente rimosse come fanghi da sedimentazione o per filtrazione. Questo procedimento, pulito ed ecosostenibile, rimuove la maggior parte delle impurità dall’acqua potabilizzandola ed è di particolare interesse nelle regioni dove cresce spontaneamente la Moringa, cioè aree dove l’acqua potabile è spesso infestata da sostanze inquinanti. 

Utilizzo salutistico 

È nel settore salutistico che Moringa oleifera catalizza oggi tutte le attenzioni della comunità scientifica internazionale. Secondo gli studi oggi disponibili, e in linea con quanto tramandato dalle etnomedicine tradizionali, le foglie e i semi della pianta sono ricchi non solo di proteine, calcio, ferro, potassio, vitamine (particolarmente C ed E) e beta-carotene, ma anche di composti antiossidanti ( avonoidi, acidi fenolici) e bioattivi (glucosinolati, isotiocianati, alcaloidi, tannini e saponine), ai quali sono attribuite diverse proprietà salutistiche di indiscutibile interesse. 

Gli impieghi curativi di Moringa nell’ambito della medicina naturale spaziano dalla cura del raffreddore e della febbre all’impiego nel trattamento di in ammazioni e dei problemi digestivi o di ipertensione. In molte zone dell’Africa viene riconosciuto ai semi un valore terapeutico nella cura per il diabete, basti pensare che osservazioni dirette indicano che è sufficiente assumere un solo seme al giorno per registrare variazioni positive sul tasso glicemico. Queste azioni della Moringa sono avvalorate da studi scientifici che hanno evidenziato le proprietà di questa pianta nel migliorare la tolleranza al glucosio e la sintesi di glicogeno attraverso la stimolazione al rilascio di insulina. Anche il profilo lipidico nel sangue viene modicato positivamente con l’uso di Moringa oleifera, clinicamente si nota infatti un calo significativo nei livelli plasmatici sia del colesterolo totale che dei trigliceridi. Moringa in alcuni studi risulta ef cace nel contrastare gli stati in ammatori e per le sue proprietà antinocicettive, grazie probabilmente all’attività chelante della frazione proteica verso i mediatori in ammatori (Protein binding Chitin). Moringa a chi 

Moringa può essere consigliata a chi cerca un ausilio nel controllo del peso, a chi vuole migliorare il proprio assetto lipidico o normalizzare la glicemia, potrebbe risultare utile come coadiuvante nel controllo dei processi in ammatori, nella regolazione della sudorazione, come integratore proteico-vitaminico-minerale ma anche e soprattutto a chi desidera un integratore che offra bene ci ad ampio spettro. Tutto è in equilibrio nel nostro organismo, se si indebolisce o entra in crisi un aspetto questo si ri ette in altri distretti, che in apparenza sembrerebbero non collegati: perciò un complemento salutistico con un’attività così diffusa come Moringa si rivela indispensabile per fornire alle persone un generale stato di benessere. 

Moringa come 

Sul mercato italiano cominciano a presentarsi i primi integratori in compresse a base di foglie e semi di Moringa proprio per sfruttare la potenzialità di questa pianta ‘miracolosa’ di influenzare vantaggiosamente peso corporeo, glicemia, assetto lipidico, e in virtù delle potenziali attività antinfiammatorie. Una recente pubblicazione scientifica evidenzia come le foglie e i semi della Moringa possono avere un ruolo importante per la prevenzione e nel controllo dello sviluppo dei tumori, ruolo che sembra essere legato alla presenza di glucosinolati che sarebbero in grado di rallentare il processo di carcinogenesi interferendo su diversi target molecolari, come ad esempio la riduzione dell’angiogenesi tumorale e l’inibizione degli agenti carcinogenici. Per tutte queste importantissime quanto delicate attività, nonostante i primi studi siano positivi, sono necessarie ulteriori sperimentazioni e indagini cliniche. Non sono state riportate in letteratura reazioni avverse sull’uomo: il profilo di sicurezza è ulteriormente confermato dall’uso come alimento che da secoli viene fatto da molte popolazioni. 

27/02/2017
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